venerdì 13 gennaio 2012

Il SETTING ludico.


Come sostiene ancora la dottoressa F. Caprino, nonostante il gioco ricopra le stesse funzioni nei bambini sordomuti, c'è da considerare il fatto che possono comunque nascere alcune difficoltà di interazione tra bambini udenti e non. Queste difficoltà di relazione ludica possono essere migliorate grazie ad un'accurata attenzione nella preparazione del setting di gioco. In questo modo, si possono superare i problemi posti dalla disabilità introducendo una maggiore autonomia e libertà ludica.
Gli elementi principali che ci si trova necessariamente a valutare nella preparazione di un particolare setting sono:

  • lo spazio di gioco (facendo attenzione alla differenza tra spazio aperto e chiuso, illuminato o meno, lo spazio di attività, la disposizione del materiale ludico...);
  • la scelta del gioco da svolgere con particolare attenzione all'aiuto che possono offrire i coetanei (ma anche gli educatori o il caregiver) in determinate attività;
  • la postura del bambino e il suo ruolo (anche in relazione ad eventuali compagni di gioco con i quali instaura diverse dinamiche che potrebbero risultare anche conflittuali);
  • la scelta del materiale e dei giocattoli a disposizione.



"Il gioco del bambino è determinato dai desideri, anzi da un unico desiderio (che contribuisce alla sua educazione), il desiderio di essere grande e adulto."
Sigmund Freud

    Gioco: diversi soggetti, STESSA funzione.



      "Se la vita non ti offre un gioco che valga la pena giocare, inventane tu uno nuovo."
    Anthony J. D'Angelo


     

    Il gioco rappresenta un mezzo privilegiato per la scoperta del mondo esterno grazie a cui si tenta di raggiungere uno sviluppo cognitivo, motorio e sociale efficiente. Inoltre, ritengo che l'attività ludica abbia il fondamentale fine di sperimentare nuovi ruoli sociali (ad esempio, tramite il gioco simbolico e quello di finzione) e di accrescere la creatività del soggetto. 
    Come già introdotto e come sostenuto dalla dottoressa Caprino, il gioco ricopre le medesime funzioni nei bambini sordi. Infatti, dal momento che risponde ad un bisogno intrinseco del bambino esso deve essere considerato come un diritto naturale ed imprescindibile del bimbo. Perciò, l'attività ludica rivolta ai bambini sordomuti non può essere intesa come una semplice attività riabilitativa ma è necessario tenere in considerazione anche il divertimento e la spontaneità. In questo senso l'atto del giocare viene paragonato all'atto del comunicare.
    Inoltre, credo possa essere ritenuto rilevante - oltre che tra educandi ed educatori (genitori, insegnanti...) - una continua interazione tra gli stessi educatori in modo che ci sia un concreto confronto tra le diverse chiavi di lettura dei bisogni del bambino. In questo modo, si potrà consentire la realizzazione di attività di gioco creative e stimolanti per la crescita psicosociale del bambino.

    giovedì 12 gennaio 2012

    Uno sguardo alla RICERCA.

    Nell'ambito del gioco rivolto ai bambini non udenti sono state svolte varie ricerche importanti.

    Tra le più famose ricordo quella condotta da Vandell e Gorge che compararono il gioco in coppie tra bambini sordi e quello tra bambini udenti. I risultati dimostrarono che i primi iniziavano maggiormente le relazioni di gioco con i pari. Nonostante ciò, i bambini udenti rispondevano alle richieste di gioco dei loro coetanei il 75% delle volte quando invece i bimbi con deficit uditivo solamente il 40 %.  


    Secondo gli studiosi questo è da attribuire al fatto che i piccoli soggetti non udenti non fossero consapevoli delle richieste di gioco che provenivano da parte di alcuni bambini.

    Precedentemente, nel 1981 Higginbotham e Baker misero a confronto infanti (tra i 47 e i 66 mesi) udenti e non, arrivando alle conclusioni che gli ultimi dedicavano meno tempo al gioco cooperativo (associativo e collaborativo) rispetto al gioco solitario. Queste conclusioni sono da correlare probabilmente alla mancanza parziale di competenze sociali che non sono in grado di costruire buone interazioni interpersonali.

    sabato 7 gennaio 2012

    Gioco SPECIALE.

    "Soltanto nel gioco è possibile per l’uomo essere veramente libero. Il gioco costringe alla parità perché a tutti i giocatori sono state impartite le stesse istruzioni, e inoltre mette in pratica la certezza del diritto, perché un gioco può esistere soltanto nel rispetto delle regole."
    Gioco da ragazzi, Juli Zeh
     
    Il gioco riveste un ruolo fondamentale nei confronti dei bambini sordomuti. Infatti, esso ha come fini principali forti fiducia e senso di sè che portano successivamente alla formazione dell'identità personale. 

    I bambini sordomuti incontrano nel momento del gioco una difficoltà, quella della risposta a determinati gesti dei loro coetanei; ciò perché essi si trovano a dimezzare l'attenzione tra le dinamiche del gioco e le richieste dei compagni del gioco stesso.  Infatti, i bambini udenti sono in grado di di ascoltare e rispondere contemporaneamente e contestualmente al gioco quando invece i bambini sordi sono in un certo senso obbligati a compiere una scelta tra le due attività. Per cui quando lo sguardo di questi bambini speciali è attratto dall'aspetto materiale del gioco (gli oggetti), la conversazione - fondamentale nel gioco cooperativo e parallelo - non viene considerata. 
    Inoltre, il gioco simbolico assume una grande importanza. Infatti, esso permette al bambino di distinguere tra realtà e finzione, tra gli oggetti e il loro significato.


    Dal momento che il gioco risulta un mezzo importante per la formazione di un'identità personale ma anche sociale sono state realizzate diverse iniziative originali - come il ludobus - affinché i bimbi con deficit uditivi possano contare sulla presenza di strutture consone alle loro esigenze.

    martedì 3 gennaio 2012

    L'importanza del GIOCO.

    "L'uomo è pienamente tale solo quando gioca."
    Schiller


    Dopo aver fatto una panoramica sull'importanza della musica nei bambini sordomuti è necessario sottolineare anche il ruolo del gioco (sempre rivolto a questa categoria di soggetti). Innanzitutto, ritengo fondamentale delineare i caratteri generali del gioco e gli effetti che esso produce sul piano socio-cognitivo di ogni bambino. E' per questo motivo che, come scriveva Montaigne, "il gioco dovrebbe essere considerato l'abilità più seria dei bambini". 

    I bambini iniziano a giocare sin da piccoli e percorrono specifiche fasi di gioco appunto. 
    Il gioco sensomotorio è quello che caratterizza l'infante nei primi mesi di vita e che - come si comprende dalla denominazione - coinvolge sia i sensi che il movimento; si entra in contatto con questo tipo di gioco quando si nota il bimbo mettere il dito in bocca o giocare con il corpo del caregiver - ossia la persona adulta di riferimento che normalmente corrisponde alla madre - o ancora agitare un sonaglietto. 

    Inoltre, intorno ai due anni, troviamo i primi segni del gioco simbolico durante il quale i bambini sono attratti molto più dai giocattoli che dai possibili compagni di gioco; in questa fase il bimbo - tramite l'interazione con la bambola o con la macchinina - mette in atto una scena, una finzione che gli possa permettere di realizzare astrattamente i desideri, di sfogare le ansie, le paure e le frustrazioni. 

    Dopo questo stadio, il momento del gioco solitario comincia ad alternarsi al gioco parallello; iniziano ora le interazioni con i coetanei. 
    Successivamente il gioco associativo - che prevede un'interazione non coordinata - si trasforma in quello collaborativo - che ha come punto fondamentale la collaborazione tra i bambini al fine di raggiungere il medesimo scopo.
     
    Infine, sono importanti il gioco di finzione - dove il soggetto ricrea situazioni che ha già sperimentato - e quello di drammatizzazione - in cui un gruppo di bambini sperimenta ruoli, modelli e regole sociali.





    Il gioco stesso può quindi essere considerato una palestra per l'apprendimento e le abilità sociali ma anche un "teatro per l'inconscio".

    Il coro MANOS BLANCAS.

    "Un esempio di coraggio, disciplina, solidarietà e ancora amore per la musica. 
    E fiducia nelle possibilità di tutti." 

    Manos Blancas

    La musica non possiede alcun tipo di barriera e l'iniziativa del coro de las Manos Blancas - messa in pratica dalla fine degli anni Novanta - ne è un concreto esempio. 

    L'idea proclamata dal governo venezuelano è quella di inserire nella società - attraverso la musica appunto - tutti gli individui che sono stati per troppo tempo ignorati o esclusi. Ed è proprio per questa ragione che nei cori de las Manos Blancas siamo in grado di vedere l'integrazione tra bambini con deficit di vario genere e bambini normodotati. 

    Nei loro spettacoli si nota come l'atmosfera suggestiva venga resa possibile da una perfetta combinazione tra le aree orale e gestuale. Infatti, ogni bambino a seconda delle proprie competenze possiede diversi speciali compiti. In particolare, la parte orale viene svolta principalmente dai bambini autistici o con difficoltà di apprendimento o, ancora, con deficit motori, cognitivi, visivi ma anche dai bambini normodotati; invece, la parte gestuale viene svolta dai bambini con deficit uditivi. 

    Grazie all'utilizzo di guanti bianchi (o colorati a seconda dell'opera che si trovano ad interpretare) riescono a cantare con le mani. Insomma, i cori Manos Blancas "sentono" la musica e la riproducono in un modo alquanto originale. Questi speciali bambini - che hanno ottenuto un grande successo - fanno oscillare, modificandone l'andatura (vale a dire accellerando e rallentando), le loro mani a seconda dell'opera che vogliono riprodurre. 

    Unendo la pratica strumentale, il gesto e l'espressione verbale, questi bambini - uniti nei coro Manos Blancas - sono ancora in grado di conquistare la stima di grandi musicisti e direttori d'orchestra e di regalare emozioni attraverso la LORO musica.

    sabato 31 dicembre 2011

    "Lo senti chi parla?"

    "Lo senti chi parla?"
    Un titolo accattivante per una giornata di alta rilevanza sociale organizzatasi in Italia ad opera della Fli (Federazione Logopedisti Italiani) e del CPLOL (Coordinamento dei Logopedisti europei).
    Locandina della Giornata europea della Logopedia

    Il 6 marzo 2011 si è tenuta in Italia una manifestazione molto importante a livello europeo: La Giornata europea della Logopedia. In quest'occasione l'argomento di maggior discussione fu l'"ipoacusia inantile" che colpisce centomila under 14.

     
    Inoltre, si è venuti a conoscenza da uno studio del New York University Medical Centre che i bambini che vivono con genitori fumatori hanno più probabilità di avere infezioni all'orecchio o problemi di udito. Infatti, secondo gli scienziati, "l'esposizione al fumo causerebbe infiammazioni nell'orecchio, che unite all'acqua che potrebbe entrare, creerebbe un ambiente ideale per la crescita dei batteri, e quindi delle infezioni."


    Alcuni accorgimenti che i genitori possono attuare per comprendere se il bambino necessita di una visita audiologica maggiormente approfondita sono fondamentalmente i seguenti:
    • visualizzare l'assenza di feedback positivo quando il bambino viene chiamato;
    • prestare attenzione se non alza la testa in presenza di rumori forti o fastidiosi;
    • verificare se è in ritardo con le prime parole (o addirittura con le lallazioni).
    In questi casi si potrà avere una certezza maggiore con il Boel Test che il pediatra di fiducia esegue di routine e che consente di valutare la qualità dell'udito.