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martedì 31 gennaio 2012

GRAVIDANZA in musica.

 


"L'essere umano è suono, anche se non lo sa o lo ha dimenticato."
Alfred Tomatis



 

La gravidanza è uno dei periodi più importanti nella vita di ogni donna, denso di emozioni positive ma anche di ansie e preoccupazioni.
Uno tra i metodi più efficaci e scientificamente dimostrati per contrastare queste tipiche ansie della gravidanza sembra essere quello della musicoterapia. Infatti, il docente e musicologo veneziano della Fondazione Premio Altino L. Trevisan sostiene che l'ascolto della musica sin dai primi mesi della gravidanza è molto utile per la madre; ciò perchè serve sia per creare un'atmosfera di rilassamento ma anche per instaurare una forma di comunicazione alternativa con il bambino.

 
Molte ricerche - illustrate in vari siti - mostrano come durante la gravidanza è efficace ascoltare determinate melodie piuttosto di altre o quali sono le musiche adatte ai tre trimestri della gravidanza.



Si afferma infatti, che la musica è in grado di mettere in uno stato di tranquillità la madre e di conseguenza anche il bambino; questo perché "l'attività fisica della madre, i suoi pensieri, le sensazioni che prova e le emozioni che vive si rispecchiano all'interno del suo corpo con sonorità variabili. L'accellerazione del battito cardiaco e del flusso sanguigno, la velocità respiratoria, le contrazioni muscolari, modificano le vibrazioni ritmico-sonore in cui è avvolto il bambino con le quali empaticamente entra in risonanza e ne percepisce le variazioni." Detto ciò si è capaci di affermare che il morale e il "tono vibratorio" della madre sono capibili da parte del bambino.
Questo "dialogo alternativo" con il bimbo è importante al fine di instaurare con quest'ultimo una forma di ascolto, empatia e Amore.


"Il suono è il veicolo privilegiato del contatto d'amore tra madre e bambino."

giovedì 19 gennaio 2012

COSA scegliere?



"Giocare significa allenare la mente alla vita. Un gioco non è mai solo un gioco."
Stephen Littleword 




Come già anticipato nel post precedente, quando un educatore (o il caregiver) si trova nel momento dell'acquisto del giocattolo è importante che segua determinati criteri al fine di compiere una buona scelta. In particolare, questi criteri dovrebbero essere seguiti quando si entra a contatto con una qualsiasi forma di disabilità.

Secondo la dottoressa F. Caprino, nell'ambito dell'ipoacusia è bene fare una distinzione. Infatti, i bimbi molto piccoli saranno attirati maggiormente dai giocattoli che si muovono, vibrano e con effetti speciali (ad esempio lucine ad intermittenza), mentre i più grandicelli dovranno essere portati ad aggirare le difficoltà linguistiche. Nel campo tecnologico sarà necessario l'utilizzo di videogames - o altri giochi - con istruzioni sottotitolate.

L'educatore dovrebbe progettare attività e giochi all'interno dei quali creare forme comunicative alternative (dalle semplici parole scritte ai segni LIS, dalle semplici espressioni del viso ai gesti particolari).



Inoltre, risulta importante progettare - oltre a specifiche attività di musicoterapia e psicomotricità - particolari percorsi musicali. Tutto ciò può essere attuato anche grazie a specifiche applicazioni che siano in grado di tradurre le brevi composizioni musicali del bimbo graficamente tramite l'utilizzo di immagini, colori e altro.





martedì 3 gennaio 2012

L'importanza del GIOCO.

"L'uomo è pienamente tale solo quando gioca."
Schiller


Dopo aver fatto una panoramica sull'importanza della musica nei bambini sordomuti è necessario sottolineare anche il ruolo del gioco (sempre rivolto a questa categoria di soggetti). Innanzitutto, ritengo fondamentale delineare i caratteri generali del gioco e gli effetti che esso produce sul piano socio-cognitivo di ogni bambino. E' per questo motivo che, come scriveva Montaigne, "il gioco dovrebbe essere considerato l'abilità più seria dei bambini". 

I bambini iniziano a giocare sin da piccoli e percorrono specifiche fasi di gioco appunto. 
Il gioco sensomotorio è quello che caratterizza l'infante nei primi mesi di vita e che - come si comprende dalla denominazione - coinvolge sia i sensi che il movimento; si entra in contatto con questo tipo di gioco quando si nota il bimbo mettere il dito in bocca o giocare con il corpo del caregiver - ossia la persona adulta di riferimento che normalmente corrisponde alla madre - o ancora agitare un sonaglietto. 

Inoltre, intorno ai due anni, troviamo i primi segni del gioco simbolico durante il quale i bambini sono attratti molto più dai giocattoli che dai possibili compagni di gioco; in questa fase il bimbo - tramite l'interazione con la bambola o con la macchinina - mette in atto una scena, una finzione che gli possa permettere di realizzare astrattamente i desideri, di sfogare le ansie, le paure e le frustrazioni. 

Dopo questo stadio, il momento del gioco solitario comincia ad alternarsi al gioco parallello; iniziano ora le interazioni con i coetanei. 
Successivamente il gioco associativo - che prevede un'interazione non coordinata - si trasforma in quello collaborativo - che ha come punto fondamentale la collaborazione tra i bambini al fine di raggiungere il medesimo scopo.
 
Infine, sono importanti il gioco di finzione - dove il soggetto ricrea situazioni che ha già sperimentato - e quello di drammatizzazione - in cui un gruppo di bambini sperimenta ruoli, modelli e regole sociali.





Il gioco stesso può quindi essere considerato una palestra per l'apprendimento e le abilità sociali ma anche un "teatro per l'inconscio".

sabato 19 novembre 2011

Sordomutismo: una patologia SOLO medica?

Aprendo un qualsiasi dizionario possiamo notare come la sordità sia definita come "una malattia dell'orecchio che si manifesta con la perdita totale o parziale dell'udito" e come, parallelamente, il mutismo sia definibile come "quella condizione per cui l'essere umano si trova nella condizione di non riuscire a comunicare tramite la voce e la parola". Di conseguenza, la maggioranza della collettività potrebbe arrivare a sostenere come il sordomutismo - che nella pratica si trova a rappresentare l'incontro tra le due condizioni precedentemente descritte - sia da considerare una limitazione e che, quindi, i soggetti sordomuti siano da discriminare o da etichettare come "diversi" o, ancor peggio, "anormali". Cercando di eliminare gli stereotipi e i pregiudizi che normalmente si creano attorno a questioni a noi sconosciute, credo sia fondamentale andare quotidianamente ad analizzare più a fondo questa particolare patologia.
Assenza di feedback uditivo, problematicità nella comunicazione, esclusione dal resto della realtà sociale nella quale ci si trova inseriti. Sono queste alcune delle problematicità sociali che i soggetti sordomuti si trovano ad affrontare nella vita di tutti i giorni. Solamente attraverso una proposta di mezzi comunicativi consoni, come ad esempio la LIS o la dattilologia, l'individuo sarà in grado di ottenere una qualità di vita migliore. 


Vi lascio con una strofa di una poesia autobiografica - che ho letto recentemente e che spero possa suscitare qualche riflessione - del dott. Willard J. Madsen, conosciuto a livello internazionale come insegnante, poeta ed esperto della lingua dei segni .

Che cosa c’è di più terribile che essere un bambino,
a scuola, in una stanza vuota di suono
con una maestra che parla e parla e parla;
e che quando ti viene vicino
si aspetta che tu abbia capito le sue parole?

Devi essere sordo per capire.