Dopo aver fatto una panoramica sull'importanza della musica nei bambini sordomuti è necessario sottolineare anche il ruolo del gioco (sempre rivolto a questa categoria di soggetti). Innanzitutto, ritengo fondamentale delineare i caratteri generali del gioco e gli effetti che esso produce sul piano socio-cognitivo di ogni bambino. E' per questo motivo che, come scriveva Montaigne, "il gioco dovrebbe essere considerato l'abilità più seria dei bambini".
I bambini iniziano a giocare sin da piccoli e percorrono specifiche fasi di gioco appunto.
Il gioco sensomotorio è quello che caratterizza l'infante nei primi mesi di vita e che - come si comprende dalla denominazione - coinvolge sia i sensi che il movimento; si entra in contatto con questo tipo di gioco quando si nota il bimbo mettere il dito in bocca o giocare con il corpo del caregiver - ossia la persona adulta di riferimento che normalmente corrisponde alla madre - o ancora agitare un sonaglietto.
Inoltre, intorno ai due anni, troviamo i primi segni del gioco simbolico durante il quale i bambini sono attratti molto più dai giocattoli che dai possibili compagni di gioco; in questa fase il bimbo - tramite l'interazione con la bambola o con la macchinina - mette in atto una scena, una finzione che gli possa permettere di realizzare astrattamente i desideri, di sfogare le ansie, le paure e le frustrazioni.
Dopo questo stadio, il momento del gioco solitario comincia ad alternarsi al gioco parallello; iniziano ora le interazioni con i coetanei.
Successivamente il gioco associativo - che prevede un'interazione non coordinata - si trasforma in quello collaborativo - che ha come punto fondamentale la collaborazione tra i bambini al fine di raggiungere il medesimo scopo.
Il gioco stesso può quindi essere considerato una palestra per l'apprendimento e le abilità sociali ma anche un "teatro per l'inconscio".

